Ippoterapia

Il dottor SensiAbilità

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Se incontrare un asino sarà un’esperienza preziosa ed unica, altrettanto sarà entrare in relazione con un cavallo. Diversi gli stimoli, le metodologie, alcuni obiettivi ed e-mozioni in campo.

L’ippoterapia è una pratica che, anche in Italia, può vantare circa trent’anni di esperienze e ricerche. I risultati ottenuti grazie all’intervento del cavallo in diverse situazioni di “disabilità”, danno ragione dell’ampia e favorevole reputazione che ha raggiunto questa terapia anche presso la classe medica.

Metodologie comprovate dalla testimonianza del tempo permettono di applicare procedure maggiormente standardizzate rispetto all’onoterapia, ma anche la terapia assistita dal cavallo è una co-terapia, un intervento che si affianca e si integra alle cure seguite già dal paziente. L’efficacia del lavoro in team terapeutico ha mostrato quanto l’ippoterapia possa funzionare come rinforzo per tutte le altre terapie della persona, oltre a fornire risultati oggettivi oramai registrati e condivisi.

Sebbene per l’ippoterapia sia possibile contare sui dati forniti dall’esperienza, la formazione dell’ippoterapeuta dovrà mantenersi in continuo aggiornamento e confronto, fornire dati adeguati e comprovabili delle attività svolte.

Grazie alla formazione svolta con seri e rinomati centri specializzati, applichiamo puntualmente i metodi appresi cercando sempre di tararli sulla persona, perché il cavallo entrerà in relazione con questa e non con la sua o le sue “disabilità”.

Ma perchè il cavallo nei casi di “abilità diverse”?

Nell’immaginario culturale, così come nel DNA storico di tutte le culture del mondo, il cavallo è stato il “mezzo” che ha consentito agli uomini di spostarsi con velocità, di accorciare le distante tra persone e popoli, di vincere battaglie e conquistare mete impossibili; in genere, lo accostiamo agli eroi e alle regalità.

Tali caratteristiche stimolano forti sentimenti di autostima e compiacimento in tutti coloro che “rimontano” a cavallo. Proprio così: montare nuovamente a cavallo. Infatti, anche quanti non hanno conosciuto mai un cavallo direttamente, sono stati bambini che hanno quasi certamente goduto dell’ebbrezza giocosa di stare a cavalcioni sulla schiena o sul collo dei genitori, di un fratello, di un compagno di giochi. Si tratta di uno stimolo molto antico, almeno quanto quello del piacere infantile di stare in alto, di poter guardare dall’alto, di essere anche per poco tempo “il più forte” e dirigere con il proprio corpo – anche senza parlare – un altro essere che compie i movimenti che chiedi.

E’ stato notato come i Mongoli fossero dei cavalieri imbattibili a causa della fusione emozionale con i loro cavalli, quanto “servisse” loro, dal punto di vista sia fisico che psicologico, “scaricare” sull’animale il peso, la rabbia e l’ardore dei comandi suicidi impartiti dai superiori. Semplificando estremamente la questione: il superiore non mi impone un comando perché sono io a comandare un inferiore.

Il bambimo mongolo o kirghiso che impara così presto [tre o quatrro anni] a cavalcare, in confronto al bambino delle civiltà più sedentarie e superiori posside una libertà del tutto particolare. Non appena apprende ad andare a cavallo, egli può trasferire sull’animale il peso di tutti i comandi che gli vengono impartiti. Il bambino mongolo si libera quindi molto presto delle spine che – seppure in misura assai minore – sono presenti nella sua educazione. Il cavallo fa ciò che vuole il bambino, prima che sia un uomo ad eseguire i suoi ordini. Il bambino, abituatosi a questa obbedienza, ha la vita più facile ma in futuro si aspetterà anche dagli uomini assoggettati la medesima assoluta sottomissione fisica.

Elias Canetti, Massa e Potere

La storia è ricca di prove che registrano quanto la gratificazione provata nello “stare sopra” il cavallo, sia stata politicamente strumentale per orientare la psiche delle masse (pensiamo, per esempio, ai diversi dipinti a cavallo di Napoleone Bonaparte).

Le spine di cui parla il grande pensatore Elias Canetti, anche premio Nobel per la letteratura, sono le diversissime spine del potere in dotazione naturale e culturale agli esseri viventi. Infatti, il tipo di relazione tra uomo e cavallo a cui si riferisce Canetti è di soggezione, non di cooperazione e collaborazione.

I nostri cavalli non sono soggiogati, le spesso lunghe fasi di avvicinamento tra cavaliere e cavallo serviranno a rendere consapevoli entrambi delle reciproche particolarità e responsabilità.

Il cavallo non è semplicemente potenza e bellezza, efficenza e competizione. Non è solo apparire.

L’immagine del cavallo contiene anche una simbolicità ctonia: da un lato la sua bellezza, la maestosità, la potenza e il suo magnetico appeal, dall’altro l’impeto ambivalente del suo carattere, dei suoi occhi, il suo aspetto notturno, legato alla terra, che se si lascia addomesticare, addestrare o ammaestrare con relativa semplicità, mantiene – comunque – una “certa distanza” che uno sguardo umano poco attento potrebbe facilmente scambiare per “distacco”.

A differenza dell’asino che ama il contatto fisico e sempre lo cerca, il cavallo accoglie favorevolmente carezze e affettuosità, ma farà sempre in modo che questa “intimità” non possa metterlo in pericolo e renderlo facile preda. (È evidente che stiamo qui parlando di cavalli che non sono piegati né da violenze – fisiche o psichiche -, né da sleali ricompense a base di zucchero).

Il cavallo non dimentica mai di essere un animale predato, la sua stessa struttura psicofisica è prova del fatto che per lui anche una folata di vento rappresenta il probabile preludio di un agguato. Il rispetto per l’uomo, la fiducia, la tranquillità e la disponibilità sono “deleghe” che in qualche modo ci con-cede.

Il cavallo sa di pesare qualche tonnellata in più dell’uomo, ha consapevolezza di possedere sensibilità sensoriali che non appartengono alla sfera umana. Gli scattanti movimenti delle sue orecchie, le froge sempre attente ad annusare ambienti e feromoni, gli arti innervati, gli occhi vigili, sono solo alcuni particolari che rendono bene l’idea di quanto il cavallo possa essere un animale sensibile ed anche ipersensibile.

Proprio a causa di questa sua delicata emotività il cavallo è un eccezionale terapeuta: si lascia montare, si lascia guidare e condurre, accoglie il peso e i segnali del cavaliere con stimabile e operoso contegno e, oltrepassando le sue stesse paure, si rende amabile e riguardoso animale di aiuto.

Sa essere modello di tolleranza ma anche allenatore dell’imprevisto. Gli appaganti stimoli psicoemozionali che si percepiscono grazie alle andature del cavallo sono straordinari attivatori psicomotori per la ricerca di una sintonia ritmica rassicurante e controllata. Alla ricerca di una danza in cui si ha l’occasione di percepire – e dall’esterno vedere – un corpo nuovo, fusione psicofisica di due corpi.

Animo fragile e delicato sottaciuto in forma di potenza, la “certa distanza” mantenuta prudenzialmente insieme alla sua ideale immagine irruente, possono aiutare ad allentare le crisi dell’adolescenza (o della maturità) e dare un aiuto concreto ai genitori e agli educatori per la comprensione di alcuni meccanismi dello sviluppo.

Si è detto troppo, si è detto troppo poco. L’ippoterapia è un sistema d’aiuto che persino Ippocrate raccomandava ai suoi pazienti.

Consigliare l’ippoterapia, così come una relazione di conoscenza e pratica insieme al cavallo, è come consigliare di darsi la possibilità – abile o diversamente abile, in salute o in stati di fragilità – di scoprire talenti spesso taciuti alla coscienza, eppure spontanei, di poterli riattivare, sostenere, immaginare e reinventare.

Com’era una volta…, insieme ad un animale che ci con-sente di muoverci insieme al suo corpo, un animale che si fa condurre ma che sicuramente seduce.

Nel nostro centro si applicano le seguenti tecniche teorico pratiche:

I nostri operatori sono in possesso della qualifica AICOTE-L’AURIGA di “Operatori in attività e terapie con asini e cavalli” e sono in procinto di acquisire il titolo di tecnici M.E.I. di I Livello.

Il nostro lavoro è supervisionato da un’equipe interspecialistica qualificata.

Gli utenti e le loro famiglie possono fruire di un “Servizio di Ascolto” effettuato da esperti psicologi e psicoterapeuti.

Le famiglie possono, inoltre, svolgere attività ludico ricreative finalizzate e/o terapie dell’arte per il miglioramento delle dinamiche psicosociali familiari.