Onoterapia-Attività Assistite con l’Asino

Il dottor MangiaRose

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Il Ministero della Salute italiano suddivide gli interventi di Pet-Therapy in AAA (Animal-Assisted Activities) e AAT (Animal-Assisted Therapy).
Le terapie mediate dall’asino si inseriscono sia tra le AAT nella veste di co-terapie, cioè come interventi che si affiancano alle altre cure già seguite dalla persona, sia nelle AAA come attività mediate dall’asino e non riferite a particolari patologie della persona.

Si tratta di una metodologia terapeutica poco conosciuta e non ancora del tutto affrancata dai pregiudizi che porta con sé l’immagine stessa del somaro.
Eppure, sono parecchie le strutture sanitarie nel mondo – anche italiane – che custodiscono gli asini all’interno dei loro spazi come supporto per la cura di patologie più diverse. Perché si possa effettivamente parlare di co-terapie mediate dall’asino, è necessario che l’onoterapeuta si relazioni, e si confronti, con i professionisti che hanno in cura la persona. L’onoterapeuta potrà fornire informazioni utili ai medici e alle famiglie, funzionali al benessere dell’utente. L’onoterapeuta stimola la creazione di un team terapeutico che permetterà di raggiungere più facilmente singoli obiettivi, e consentirà di mettere in atto soluzioni curative efficaci, condivise e scientificamente rilevanti.

Come ha fatto l’asino a conquistarsi il titolo di dottore?

Il retaggio culturale popolare ci consegna l’immagine di una bestia testarda, di un animale rozzo e generoso elargitore di morsi e calci al padrone. Si tratta di una semplificazione comprensibile solo con l’uso strumentale, da parte dell’uomo, di un “mezzo” che si adatta, di un animale che – stimolato dalle sue caratteristiche altamente pro sociali – sopporta pesi sproporzionati e terribili fatiche, ma che poi, quando può e se capita l’occasione, presenta il conto.
Nemmeno i rari studi di etologia applicata sono riusciti a realizzare un etogramma articolato dell’asino. Un tempo era il più comune strumento da lavoro, ed ancora oggi è triste taxi per spensierati turisti; alcune razze si sono estinte, altre sono a rischio d’estinzione, tuttavia, sembra che la grammatica comportamentale di questo equide resti poco codificabile e, certamente, poco indagata. I suoi caratteri non sono velocemente riducibili né alla specie, né tantomeno alla razza, anche se si possono indicare alcune tendenze di fondo che animano i differenti talenti degli asini.

Quando si discute degli asini è necessario declinare un nome, parlare di quell’asino, di un individuo in relazione ad una particolare persona. Regola da applicare, certamente, a qualunque coppia relazionale terapeutica ma, in particolar modo, nel caso di questo carismatico quadrupede al quale è possibile chiedere una relazione di aiuto sia quando la persona rientra tra i canoni della “normalità”, quindi nei contesti in cui il disagio psichico – o psicofisico – non ha del tutto preso il sopravvento, sia nei casi più gravi e cronici.

Le diverse immagini archetipiche (l’Asino d’oro, la cavalcatura di Gesù, l’asina parlante della Bibbia…) di cui è portatore, bastano da sole a far intuire la valenza simbolica dell’asino nelle attività di sostegno a quelle terapeutiche mediche tradizionali.  Ma sono proprio le sue caratteristiche “psico-morfologiche” a stimolare emozioni e i sentimenti del tutto particolari: grandi occhi e orecchie, narici bianche e grandi, il raglio, la lentezza… e molto altro ancora. L’asino è un animale attraente, sia perché stimola il riso, sia perché facilita l’immedesimazione e variegate proiezioni sentimentali.

Unico animale, oltre al serpente, a parlare nei racconti biblici, è simbolo dell’ignoranza, della devianza, della trasformazione, dell’umiltà, della mitezza, della tenacia

Aspetto da eterno puledro, pelo morbido e caldo, rotondità pronunciate, struttura corporea stabile e rassicurante, dorso ampio e accogliente, organi di senso molto sviluppati, ventre bianco, gonfio e ricoperto da peli molto soffici: queste sono solo alcune delle caratteristiche che lo rendono estremamente attraente persino a chi non può vederlo.
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Pur conservando bene la consapevolezza di essere un animale predato, tollera con una certa freddezza e lucidità le situazioni di crisi, i gesti improvvisi, le urla o gli atteggiamenti predatori. L’asino sa di non essere un perfetto corridore, quando perde il controllo inciampa facilmente e non può contare sull’elasticità dinamica del moto del cavallo, le sue fughe sono in genere composte e brevi. L’asino preferisce fermarsi, verificare bene la situazione che lo circonda, studiare l’altro e l’ambiente con pazienza e discrezione, anche se la sua innata curiosità lo porta spesso a prendersi delle affettuose confidenze. Attento estimatore dei particolari, non risparmia a nessuno la cerimonia del suo equilibrato narcisismo.

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Gli elementi sin qui presentati vogliono solo essere una sommaria descrizione dei caratteri attribuibili al somaro, e consentono appena di cogliere le potenzialità che possono scaturire dall’evoluzione delle relazioni uomo-asino. Queste saranno sempre originali e personali, di volta in volta mutevoli e col tempo collaborative, innovative e dinamiche.
L’asino è anche modello di serietà e pacatezza, ma non esita a donare emozioni briose ed attivanti se giocosamente stimolato, o anche a far sorridere – e ridere – a causa delle sue buffe trovate.
Se la goffaggine e la sua relativa elasticità muscolare non permettono di sperimentare andature cadenzate e ritmiche – più facilmente esperibili insieme al cavallo – il suo dorso piatto e ampio, il suo torace largo, il collo corto e la grande stabilità strutturale in stasi e in movimento lento, consentono una vastissima gamma di posizioni in appoggio corporeo, parziale e totale, per sperimentare equilibri, posizioni inconsuete e fortemente gratificanti.

L’asino ama il contatto fisico ed emozionale

La sue cute è particolarmente sensibile, scopriamo di giorno in giorno il grado di rilassamento al quale può abbandonarsi quando stimolato francamente e delicatamente; osserviamo anche come questo stato emozionale agisca quasi per contagio con gli esseri umani. Le relazioni di aiuto mediate dall’asino sono anche dei lunghi, profondi e significativi momenti di stasi e silenzio, di contatto intimo e intenso.

Attraverso carezze e ricompense affettive, grazie alla costruzione di una relazione leale e aperta alle opportunità di entrambi, persona e asino possono raggiungere le più diverse prestazioni, collaborare per mete condivise ed inventare giochi in cui non esiste un essere da dominare o con il quale competere, ma un compagno ogni volta da scoprire e che conosce bene i tuoi “gusti”…

La sua figura sollecita fortemente i sensi, soprattutto quelli “negletti” (quelli che utilizziamo meno, ad esempio il tatto), e facilita l’identificazione delle proiezioni della persona.
Le lunghe orecchie, gli occhi grandi e delineati, le sue narici sempre aperte alla conoscenza dell’altro, la ricerca del contatto fisico ed emozionale, serviranno da forte stimolo sensoriale e mimetico, a volte persino per la scoperta di tonalità sensoriali mai conosciute.
L’asino saprà farsi culla accogliente, ma anche severa e chiara sentinella degli stati emozionali in gioco nella relazione. Sarà un ottimo referente narrativo e, specialmente se in dialogo con l’onoterapeuta, servirà agli specialisti delle psiche, ai neuropsichiatri, agli educatori così come alle famiglie, per entrare in contatto con mondi a volte dolorosamente inaccessibili.

La cura sarà la relazione stessa che persona ed asino sapranno e potranno vivere insieme. Relazione che in molti casi ha innescato un considerevole incremento della socializzazione, dell’autostima e dell’autonomia, dove l’asino ha davvero agito come un eccezionale “bilanciatore” ed “equilibratore” psicomotorio ed emozionale.

Come rispondere ai tanti che, guardandoci perplessi, ci chiedono: “ono che…?”

Siamo lontani dal voler e poter codificare indiscutibili protocolli terapeutici per l’“onoterapia”, o fare riferimento a precise “disabilità” per le quali essa è indicata: nessuno slogan sarà capace di semplificare la complessità di una terapia basata sulla relazione uomo-asino.
Però, amiamo comportarci come l’asino insegna: dinnanzi ad una richiesta non ci affanniamo a rispondere subito, ma meditiamo, ci facciamo ripete la domanda, la articoliamo fino a giungere ai protagonisti e non alle definizioni.

È opportuno modificare i termini della questione – come fanno spesso le orecchie asinine -, sia come operatori che come ricercatori, e chiedere: “ono Chi…?”

Malgrado sia stato un nostro storico con-vivente, un concreto e formidabile vicario dei pesi dell’uomo, conosciamo ancora troppo poco il “mangiatore di rose” delle Metamorfosi di Apuleio. Lucio, l’uomo tramutato in asino, deve mangiare una rosa per trasformarsi ancora. E se solo di recente abbiamo iniziato a registrare le virtù terapeutiche ed educative che l’asino può “somministrare” all’uomo in cerca di “cura”: può accadere che incontrando un asino si possa trovare, o ritrovare, la propria “rosa” e farla diventare inestimabile nutrimento.
I nostri operatori si sono formati e svolgono continui tirocini e aggiornamenti presso seri e rinomati centri specializzati.
I nostri operatori sono in possesso della qualifica AICOTE-L’AURIGA di “Operatori in attività e terapie con asini e cavalli” e sono in procinto di acquisire il titolo di tecnici M.E.I. di I Livello.
Il nostro lavoro è supervisionato da un’equipe interspecialistica qualificata.
Su richiesta le famiglie degli utenti possono fruire di un “Servizio di Ascolto” effettuato da esperti psicologi e psicoterapeuti.
Le famiglie hanno, inoltre, la possibilità di svolgere attività ludico ricreative, e/o terapie dell’arte, per il miglioramento delle dinamiche psicosociali familiari.