Zooantropologia Didattica

Il tempo è un fanciullo che gioca, muovendo i dadi: il regno di un fanciullo. Eraclito, fr. 52 D. K.

Ragli-e-nitriti-attivita-ludico-ricreative   Quando al centro di un’attività vi è un bambino, il mondo non ha più forme note e prestabilite. Tempo, spazio, emozioni, pensieri, movimenti… nulla di quanto sente, vede e percepisce un bimbo è accessibile agli schemi coscienti ed emozionali degli adulti. Eppure, anche le tecniche e i metodi educativi più attenti spesso lo scordano, forse certi di conoscere perfettamente l’intensità del “sentire bambino”.

Il piccolo d’uomo è un essere che sin dal suo primo respiro è stato osservato, visitato, toccato, all’interno di un ambiente sterile. Persino il primo contatto con la madre è spesso posticipato in virtù di analisi e controlli medici. Ma è pur vero che siamo proprio tutti, adulti e bambini, a trascorrere la quasi totalità del tempo in ambienti costruiti, tra mura domestiche, scuola, lavoro e palestre. In ambienti chiusi, ideati per “contenere” le nostre attività. Inoltre, i nostri bambini, spesso già educati all’idea di un mondo-mercato, hanno imparato ad attendere la gita al nuovo centro commerciale come il lieto compimento dei loro desideri. Molti studiosi affermano, però, che la vita vissuta in un mondo-mercato è una vita solo apparentemente volta al soddisfacimento dei desideri. Al contrario, siamo esseri deprivati persino delle funzioni degli organi di senso primari. Vista, olfatto, tatto, gusto… offriamo, a noi stessi ed ai bambini, cose preconfezionate.

Far vivere i bambini esclusivamente nel mondo delle cose, nella materialità asettica pur di oggetti spesso interattivi, ma comunque inanimati, educa al desiderare quel che l’altro desidera e, soprattutto, non promuove la socialità e lo spirito di collaborazione tra gli individui.

Ricondurre il bambino in un mondo in cui possa avere la possibilità di sperimentare se stesso, e le proprie attitudini, attraverso una relazione concreta con un essere che è totalmente altro da sé e che risponde, o non risponde, ai suoi stimoli e alle sue aspettative… significa educarlo all’alterità, a ciò che è altro da sé, e a percepire fino in fondo se stesso nei limiti e nei desideri, nelle possibilità e nell’alleanza.

Significa prepararlo a sane e fruttuose amicizie sia con gli adulti che con i suoi coetanei.

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Attraverso una corretta relazione con un cavallo, un asino, un pony, i bambini possono sperimentare una realtà in cui la differenza – l’animale è il diverso per eccellenza – diventa fonte di dubbio, di conoscenza e possibilità di crescita, anziché istintivo motivo di rifiuto o distanziamento.

Le relazioni che si possono sperimentare con i nostri equidi sono molteplici, consentiranno di conoscere, sia teoricamente che concretamente, diversi tipi di caratteri viventi con cui confrontarsi. L’intero progetto di conoscenza riguarda le tre specie animali ma è possibile diversificarlo a seconda delle richieste.

In sinergia con gli insegnanti organizziamo percorsi in aula e sul campo di Zooantropologia applicata a tematiche specifiche. Ad esempio: per la socializzazione dei disabili in classe (si offrono al disabile vantaggi cognitivi), per migliorare le dinamiche sociali all’interno dei gruppi (bullismo), per l’integrazione degli immigrati.

Un esempio di Attività ludico ricreativa mediata dagli equidi… il video