Cultura equestre e dintorni

18Mag
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Siamo radicati alle nostre convinzioni, e facciamo una gran fatica a cambiare già soltanto le prospettive di osservazione che ci propongono. Spesso, le incoerenze più lampanti vengono accettate come realtà funzionali al nostro piacere, piacere troppo spesso innestato in tradizioni culturali socialmente riconosciute ma deboli dinnanzi alle innovazioni dell’etica e della scienza.

Perché crediamo che il soddisfacimento di abitudini culturali acquisite sia l’unica prospettiva per il nostro benessere? Il motivo è semplice: presumiamo di conoscere ormai pienamente i nostri gusti, le nostre posizioni, il nostro ciclico essere nella regolarità delle abitudini quotidiane. Ma vivere davvero significa mettere costantemente alla prova le proprie acquisizioni culturali. Esplorarsi, conoscersi, sperimentare… significa sapersi mettere costantemente alla prova del “eppure…” Purtroppo, però, quando ci mettono dinnanzi ad un cambiamento, prima di ogni cosa, tentiamo di rifiutarlo.

Questo è l’argomento: Ragli&Nitriti propone con gli equidi dei metodi relazionali differenziati e, comunque, sempre basati su un graduale avvicinamento all’animale – a quel dato animale. Proponiamo una attenta progressione delle possibilità di relazione con questi cari amici di antiche alleanze.

Se vogliamo superare il meccanicismo, se vogliamo dare dignità alle nostre relazioni con gli animali, non possiamo far finta che essi siano delle macchine a gettoni. E non può avere alcuna valenza educativa mostrare ai nostri bambini, e ai nostri ragazzi, che l’unica possibilità di trascorrere piacevolmente del tempo con un asino, un pony o un cavallo, sia soltanto quella di montarvi sopra, e prima possibile, per renderlo completamente soggiogato alle nostre volontà: trotta, salta, galoppa, vinci, cavallo vai… vinciamo!

Andare a cavallo è un’acquisizione culturale. Il cavallo non è stato ideato dalla natura per portare delle some, e nemmeno per la soma a cavalcioni sul suo delicato dorso. Questo succede perché, sin da bambini, ci hanno abituato alla normalità del competere, dell’usare l’altro per “stare più in alto”. L’atto infantile, giocoso ed intimo, dello stare a cavalcioni di genitori, fratelli e compagni, nelle culture equestri tradizionali diventa subito prestazione da eseguire e far eseguire. Si dimentica l’alleanza, lo stare insieme in libertà, tutti a zampe per terra e ciascuno con le proprie particolarità.

Fino a quando mostreremo che con gli animali si può avere esclusivamente dei rapporti di tipo funzionale al nostro piacere, non avremo compiuto il passo etico relazionale che ci chiede la nostra società contemporanea.

Senza predazione

Lontani dalle derive animaliste, cerchiamo di intrattenere delle sane e corrette relazioni con gli equidi di cui ci prendiamo cura. Il nostro mito non è certamente quello del “buon selvaggio” perché, anche in questo caso, l’incongruenza resterebbe: gli equidi non sono stati selezionati dalla natura per portare le nostre some. E allora, voi direte, non è possibile montarli? Si, ma con le corrette metodologie relazionali.

Con i cavalli, ma anche nelle dinamiche a d’orso d’asino, pur provenendo dalla tradizione equestre italiana, utilizziamo il metodo di Equimozione ed Isodinamica (Equitazione Sentimentale), l’unico metodo che prende davvero in considerazione l’importanza delle iso-dinamiche cavallo/cavaliere: i nostri animali prima di essere montati diventano degli atleti pronti anche a tutte le discipline sportive.

Sono finiti i tempi in cui si “tacca ‘u sceccu unni voli ‘u patruni” (si attacca l’asino dove vuole il padrone), le nuove consapevolezze culturali chiamano all’appello nuove modalità etico relazionali con gli animali. E ciò non vuol dire essere animalisti irriverenti nei confronti dell’umanità, ma significa, più semplicemente, non smettere di essere curiosi, fare ricerca e migliorarsi.

Il cavallo è uno degli animali simbolo della nostra potenza; ci ha permesso di svolgere lavori e spostamenti che altrimenti non avremmo potuto compiere. Persino l’invenzione della ruota è un debito che abbiamo contratto nei confronti di buoi, vacche, asini, cavalli…

Gli equidi sono predati in natura, ci hanno offerto alleanze ma noi siamo rimasti predatori. Si tratta adesso di restituire dignità e rinsaldare antiche e preziose alleanze.

Siamo pronti alla cultura delle e-mozioni da accostare a quella delle prestazioni?

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