Un corpo per comunicare

25Feb
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Parla l’odore che ci portiamo addosso, discute con il mondo la postura che teniamo. Urlano gli occhi quando osservano a fondo… e i gesti chiarificano le nostre vere intenzioni anche in mancanza di parole. Infatti è proprio la gestualità a rivelare una miriade di particolari inattesi sul nostro modo di essere. Ogni essere umano non possiede forse un suo specifico modo di muoversi, di camminare, mangiare, di interloquire? A rischio di ripeterci: ognuno di noi è unico e irripetibile. Questo è il punto.

Il corpo dell’uomo non conosce il silenzio. Neppure durante il sonno è realmente fermo; sempre in movimento chimico e biologico, persino nei sogni trova referenti con cui interagire e discorrere.

Con una voce che ha imparato le parole lentamente, con un lessico che si è arricchito insieme alle idee e agli stimoli che la realtà ci ha offerto, come esseri umani siamo capaci di nominare qualunque fenomeno esistente, eppure “parliamo” prima di aprir bocca, diciamo qualcosa ancor prima di proferire sillaba.

Orbene. Quando incontriamo un animale sono messe alla prova tutte le capacità comunicative dell’uomo, ma la misura del nostro essere intellegibili non è certamente data dai discorsi. La voce aiuta, ma non basta. La nostra intelligibilità è data dai fatti, dai movimenti che mettiamo in essere con il singolo animale che ci troviamo innanzi. E l’asino in quanto a singolarità è professore.

Il nostro amico dalle orecchie lunghe impara molto presto ad associare le parole umane a specifiche azioni, e la sua capacità di “ascolto” supera di gran lunga le nostre aspettative.

Nel blog precedente abbiamo affermato quanto sia essenziale non presentarsi come predatori. La posizione dell’uovo è quella che fino ad oggi abbiamo trovato più efficace e divertente.

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La posizione che osservate sopra è l’evoluzione di quella dell’uovo (chiusura e apertura del corpo che, da terra, sperimenta possibilità di allungamento ed espansione nello spazio), che molto lentamente continua in verticale con le gambe lungo gli arti e il collo dell’asino. L’asino è normalmente abituato a ricevere carezze dalla mani dell’uomo, ed è possibile che inizialmente, toccato dagli arti inferiori del suo compagno di giochi, si mostri sospettoso. Questo esercizio (da eseguire, preferibilmente, in presenza di “asinari”) è consigliabile solo dopo lunghi momenti di stasi e calma. In ogni caso, deve essere eseguito come una lunga e lieve carezza che dagli arti si evolve delicatamente in un abbraccio attraverso le gambe.

Giunti all’abbraccio da terra, impariamo dall’asino che raglia, anche potentemente, ma utilizza il suo raglio con parsimonia, quindi aspettiamo la volta successiva per ripetere l’esercizio e riproporgli questo tipo di interazione.

In linea di principio questo esercizio servirà all’asino a non sentirsi predato nemmeno quando (o se) lo monterete. Stare sotto di lui un chiaro segno di alleanza. Inoltre, sarà come aver imparato che gli amici umani possono abbracciare e accarezzare sia da terra che dall’alto, con le braccia ma anche con le gambe. Per l’essere umano che si confronta in tal modo con l’asino sarà l’occasione per sperimentare nuove prospettive di propriocezione, nuove emozioni e sentimenti inusuali.

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